Segnalazioni dalla rete:
- Armi elettromagnetiche Usa e diritti umani
- Film-inchiesta sulla tragedia dell’Istituto Salvemini
- LitCamp, barcàmpo letterario in quel di Torino
Segnalazioni dalla rete:
Ettore è un provocatore e, fedele alla sua indole, lancia una provocazione dal suo blog partendo da una domanda: che cos’è il diritto d’autore? La sua risposta suona pienamente condivisibile:
è il diritto dello scrittore ad essere letto, il diritto che la propria opera diventi patrimonio dell’umanità, che tutti, se lo vogliono, la possano leggere, apprezzare, disprezzare, condannare, osannare, farne quello che vogliono, ma avendola potuta leggere
[Update] E mentre su Riaprire il fuoco si tenta di avviare il dibattito di cui sopra, alla tivvù passa uno spot pubblicitario che non solo veicola concetti falsi, ma pure ormai obsoleti nella loro totale inattenbilità. Per spacciare non so quale bufala, si dice testualmente:
Hacker, cacciatori di dati, nemici della tua idea. Come puoi proteggerla?
Sembra anacronistico, se si pensa che nel 2000 già si potevano leggere articoli come questi:
Il Giurì condanna e blocca lo spot BSA
Microsoft e BSA sotto accusa
Bloccato lo spot “anti-pirateria” della BSA
Quel pasticciaccio della Bassa Modenese di Augusto Cortelloni, avvocato cattolico ed ex senatore dell’Udeur, si concentra su un evento specifico per sviluppare un discorso più ampio: il caso di don Govoni, parroco emiliano finito nella seconda metà degli Anni Novanta nel mirino della magistratura per presunti abusi su minori non senza un riferimento esplicito a pratiche sataniche. Stroncato nel 2000 da un infarto quando il pubblico ministero in primo grado chiese una condanna a quattordici anni di reclusione e riabilitato ex morte nei successivi gradi di giudizio (tanto che pochi giorni fa è stata intitolata alla sua memoria una casa di accoglienza), la vicenda del religioso – come quella dei Bambini di Satana – sottolinea che in casi del genere gli abusati sono di due tipologie: oltre coloro che vengono ingiustamente (carte giudiziarie alla mano) imputati e privati del diritto al nome, ci sono anche i minori, strumentalizzati per fini non chiari e comunque loro stessi vittime. Continue reading
“In 28 anni abbiamo raccolto tutti i dati di cui avevamo bisogno. Ora non c’è ragione per continuare e duplicare il lavoro già fatto”. Lo dice al New York Times il settantaseienne Robert G. Jahn dall’inizio a capo del Princeton Engineering Anomalies Research (Pear), laboratorio definito come “imbarazzante” da diversi ambienti scientifici. Perché qui si sono studiati i fenomeni etichettati con l’acronimo ESP (Extra Sensorial Perception).
Quando si è diffusa la notizia, si è pensato che entro la fine di febbraio il centro avrebbe chiuso i battenti perché finalmente qualcuno aveva deciso di porre fine – e tagliare i viveri – a esperimenti che troppo spesso sono stati attribuiti all’ambito della fantascienza e del paranormale. E invece no. Nell’articolo A Princeton Lab on ESP Plans to Close Its Doors, si legge invece che Jahn e la sua equipe avrebbero deciso in autonomia, dopo aver raccolto per anni attorno a sé personaggi noti (e generosi) come Keith Jarrett e Laurance Rockefeller. E per il futuro? Dice l’ex capo del Pear:
It’s time for a new era, for someone to figure out what the implications of our results are for human culture, for future study, and — if the findings are correct — what they say about our basic scientific attitude.
BlackPast.org – Remembered & Reclaimed nasce come progetto dell’università di Washington per concentrarsi sugli ultimi sei secoli di storia afro-americana e finisce presto per valicare le aule accademiche affacciandosi alla rete con l’obiettivo di espandersi.
Attraverso la costruzione di un’enciclopedia collaborativa e l’apporto di un centinaio abbondante di volontari (tra cui docenti di diverse università, storici indipendenti, documentalisti), sono al momento in lavorazione African American History e African American History in the American West.
Inoltre i documenti prodotti sono messi liberamente a disposizione di chi li consulta e appaiono già piuttosto nutriti gli archivi del progetto.
Rapporto di minoranza è un racconto di fantascienza di Philip Dick da cui è stato tratto anche un film. Chi invece perora nella realtà il precrime sembra uscito da una qualche forma di eccesso giustizialista non spiegata peraltro da altro se non vaghi riferimenti a tecnologie avanguardistiche e a equipe di criminologi. Ma un articolo comparso oggi nella sezione scientifica del Guardian, The brain scan that can read people’s intentions, sembra rievocare scenari da narrativa postmoderna. Dichiara infatti al giornale britannico John-Dylan Haynes del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences:
Using the scanner, we could look around the brain for this information and read out something that from the outside there’s no way you could possibly tell is in there. It’s like shining a torch around, looking for writing on a wall.
E aggiunge:
These techniques are emerging and we need an ethical debate about the implications, so that one day we’re not surprised and overwhelmed and caught on the wrong foot by what they can do. These things are going to come to us in the next few years and we should really be prepared.
Qui qualche riferimento alle ricerche in corso.
Nate forse in contesti non proprio scientifici, le Psy ops comprendono anche la musica per condizionare i prigionieri di guerra, come per esempio accaduto nella black prison di Kabul. In proposito, nei giorni scorsi è arrivata una presa di posizione da parte della Society for Ethnomusicology. Intitolata Position Statement on Torture, contiene tre punti che costituiscono il fulcro della pubblica esternazione:
calls for full disclosure of U.S. government-sanctioned and funded programs that design the means of delivering music as torture; condemns the use of music as an instrument of torture; and demands that the United States government and its agencies cease using music as an instrument of physical and psychological torture.
Per approfondire: Ethnomusicologists against music as torture di David Pescovitz e Capre di guerra di Jon Ronson.
Ekusute non è ancora uscito ed è già diventato una voce di Wikipedia. Ma Internet sta facendo anche altro per questo film. Nelle sale giapponesi dal prossimo 17 febbraio, della pellicola horror diretta da Sion Sono (Strange Circus, Suicide Club) si può vedere in rete anche il trailer (non prima però di aver confermato l’intenzione di visualizzare un filmato “inappropriate for some users, as flagged by YouTube’s user community”).
La protagonista, Chiaki Kuriyama, è l’attrice che ha interpretato la feroce liceale orientale in Kill Bill I.
Un mostro al giorno. L’illustratore di origine tedesca Stephan Bucher si è prefissato di creare su carta una strana creatura ogni mattina, riprendersi mentre la disegna, documentare il lavoro che svolge sul suo blog e poi mettere il girato in rete. Al momento ha totalizzato qualche decina di video su YouTube e su Revver. Il tutto sotto licenza Creative Commons.