Alla ricerca di una leggenda

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Massimo Polidoro, una delle anime del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale), da un annetto ha un blog sul quale dà conto di notizie riguardanti misteri vari su cui lavora o ha lavorato. Ora, tralasciando le polemiche che ogni tanto infuocano qualche newsgroup sull’eccesso di scetticismo e scientismo verso tutto ciò che viene ascritto all’ambito dell’esoterico (e per fortuna che diverse indagini hanno portato a smascherare qualche trucco), Polidoro lancia un appello alla Rete: Cercasi leggenda tutta italiana chiedendo:

Riusciamo a trovare una bella leggenda italiana da indagare? Mi spiego. Altri paesi hanno personaggi o storie leggendarie davvero molto intriganti, che spesso si basano su fatti storici verificabili per poi, magari, ingigantirsi in vicende solo immaginarie. Ma, di fondo, c’è comunque qualcosa su cui si possono fare verifiche e indagini. Per esempio, Dracula in Romania o Robin Hood e Re Artù in Inghilterra. Che leggenda o personaggio leggendario italiano potrebbe dare vita a un’inchiesta storica (può essere anche un personaggio realmente esistito su cui, poi, si sono costruite leggende)? Casanova? Cagliostro?

I primi commenti qualche suggerimento lo hanno fornito: Raimondo di Sangro principe di San Severo, gli sbilfs e i misteri di Collemaggio.

Branchi patinati per vendere mutande

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Gender-based violenceDa FdC. Non è che ci capisca molto di campagne pubblicitarie, della loro nascita ed evoluzione, ma credo che ci sia un limite oltre il quale non andare. Soprattutto se si cerca un escamotage sensazionalistico per vendere mutande. Concordo infatti con Kim Gandy, presidentessa della National Organization for Women, che commenta negativamente l’exploit di una casa di moda, D&G, in cui un branco è ritratto mentre, con sguardo variabile dall’apatico al compiaciuto, assiste a quella che sembra avere tutta l’altra di una violenza.

Branco e braccata sono ovviamente belli, magri, abbronzati, lucidati con l’olio, scarpe e vestiti di gran moda fornendo un immaginario che per nulla c’entra con una realtà composta da ben altri elementi. Ma il succo dell’immagine non cambia: una donna stesa a terra, i polsi bloccati e occhi puntati di lato non lasciano scaturire alcuna sensazione di consensualità. Continue reading

Ostilità culturale da sottoscrivere

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Dice Massimo Mantellini:

Leggo su PI questa frase di Francesca Giudice, presidente di BSA:

“È un momento molto difficile, questo, per la tutela della proprietà intellettuale nel nostro paese. Perché a fronte di un tasso di pirateria – stimato da IDC al 53% – che ci situa vicino a un non invidiabile primato in Europa, riscontriamo un diffuso atteggiamento di ostilità culturale nei confronti della legge vigente”.

In effetti l’ostilita’ culturale esiste e speriamo aumenti ancora.

Affermazione da sottoscrivere.

Manituana si avvicina

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Manituana - Wu MingÈ online Manituana, il sito collegato al nuovo libro di Wu Ming, che uscirà per Einaudi il prossimo 20 marzo. È possibile vedere il trailer e leggere i racconti ammutinati scritti in questi mesi come

“racconti di avvicinamento”, o “prolegomeni”. Non si trattava di semplici “anticipazioni”, ma di racconti “laterali”, germogliati sul legno del tavolo durante le riunioni. Incompiuti e inconclusivi, erano capitoli ribelli, riottosi, ammutinati. Materia narrativa sfuggita dalle mani. Condividevano con l’opera principale intersezioni di immaginario.

E dopo l’esordio del libro, si passa al livello 2.

Software per sceneggiatori: usate Creative Commons

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Sull’edizione odienza di Affari e Finanza di Repubblica, si parla di un programma e relativa comunità che vi ruota attorno dedicati ad autori, sceneggiatori e filmmaker. Multilingua, multiplot e multimoltoaltro, il software si chiama Celtx e il suo payoff è “free to be creative”. Ok, ma visto che i contenuti possono essere maneggiati collaborativamente attraverso questa piattaforma, come tratteranno in termini di diritto d’autore ciò che i singoli scrivono? E arriva una buona notizia perché c’è chi si è posto il problema ed ha anche risposto nella sezione Terms of use. Alla voce “copyright”, infatti, si legge:

1. We claim no intellectual property rights over the material you use or create using the Software or which you publish to the Celtx Server or Celtx Project Central. Your profile and any materials uploaded remain yours.

[…]

6. We encourage users to contribute their creations to the public domain or consider licensing their creations under a Creative Commons license.

Detto questo, il software è proprietario e gratuito. Inoltre, un po’ come fanno in molti, è stato attivato un blog ad hoc.

Oort-Cloud: piattaforma per scrittori di fantascienza

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Via Cory Doctorow, la presentazione di Oort-Cloud – The Future of Science Fiction and Fantasy Publishing, iniziativa di Richard Adler e Paul B. Hartzog:

For writers, Oort-Cloud offers…

  • A place to share experiences in writing, publishing and help one another in dealing with the challenging decisions associated with copyright.
  • A place to reach out to readers, develop stronger ties to them, find new ones, and keep them up-to-date about new and coming works.
  • A place to learn what ideas and issues readers are interested in.
  • A place to help readers understand the issues concerning writers, especially in light of intellectual property issues.
  • A place to share opinions about trends in science-fiction and encounter new ideas that might inspire new creativity.

Wikipedia: un film e ancora sulla pubblicità

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Wikimedia FoundationTruth in Numbers: The Wikipedia Story è un documentario che dovrebbe essere ultimato per la fine di quest’anno e la cui uscita è prevista per il giugno 2008. Tramite una piattaforma wiki, si può contribuire con idee, proposte per il montaggio, nominativi di persone da intervistare. Per arrivare a risultato specifico:

an intimate study of the rise of Internet technology and one man’s (and one hundred million volunteers’) quest to provide free knowledge to the entire world. Jimmy Wales created the collaborative online encyclopedia that anyone can contribute to and edit freely utilizing ‘Wiki’ technology. Wikipedia is one of the most important websites alive today. “We built the 17th [now 9th as of 1/08/07] most popular website on the internet worldwide, how have we done this? It’s you, you’ve done it, I’ve done it we have all done it as volunteers, to me that’s an amazing thing”, Jimmy Wales. Both widely praised and criticized in the media for its user-created encyclopedic, potentially inaccurate, and highly controversial “anyone-can-edit” structure, Wikipedia has quickly become one of the most talked about digital movements of out time.

Al momento è possibile vedere il primo trailer del film e il making of delle riprese effettuate a Beijing, in Cina.

In merito invece alla già discussa questione della pubblicità di Wikipedia, Jimmy Wales torna a parlarne su Ars Technica affermando che:

I can’t say if I would ever support something like that, but I can say that I currently maintain the same position I always have: I am opposed to it.

Questo malgrado l’allarme lanciato di recente sulla crescita del progetto e sul sto sistema di finanziamento di cui si può leggere (in italiano) su Blogs4Biz qualche resoconto partendo da qui e qui.

Brigate ovunque

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[Update] Bierre vendesi su Wittgenstein cita un articolo di Filippo Facci con molti altri titoli e giornali in argomento.

Interessante post di Carlo Felice Dalla Pasqua su Reporters, Le Brigate Rosse erano ubique, in cui mette a confronto tre edizioni di altrettante testate giornalistiche: E Polis Milano, Il Padova (questi due appartenenti allo stesso gruppo editoriale) e LaStampa.it. Le immagini si commentano da sole:


Del resto, si sa che lo spettro del brigatismo si palesa guarda caso spesso alla vigilia di momenti più o meno delicati. E per essere uno spettro efficace, come vuole la tradizione, che sia dovunque è il minimo.

A questo proposito, risultano interessanti gli articoli Vicenza. La strategia della tensione delle ultime ore pubblicato su Carta e Brigate Rosse? Ma quanta fantasia di Marco Cedolin.

Free Cultural Works: definizione collaborativa

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Arrivata alla prima versione stabile, la 1.0, ecco la definizione di Free Cultural Works così come raggiunta dal progetto avviato da Erik Möller. Il quale ha deciso di lavorare in questo senso per derimere l’ambiguità collegata all’espressione “free content” utilizzata all’interno dei progetti afferenti alla Wikimedia Foundation:

This document defines “Free Cultural Works” as works or expressions which can be freely studied, applied, copied and/or modified, by anyone, for any purpose. It also describes certain permissible restrictions that respect or protect these essential freedoms. The definition distinguishes between free works, and free licenses which can be used to legally protect the status of a free work. The definition itself is not a license; it is a tool to determine whether a work or license should be considered “free.”