Centoundici colpi: violenza frutto di «espressioni isolate»?

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Immagine di Pensiero rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0Torniamo alla situazione che alla fine del 1988 inizia ad articolarsi intorno la strage di Bagnara di Romagna. In dicembre, Domenico Macauda, il carabiniere che depista le indagini sulla morte dei due colleghi a Castelmaggiore il 20 aprile precedente (si veda Gli infedeli dell’Arma), viene condannato a otto anni e quattro mesi in primo grado non prima di aver indicato come mandante del depistaggio un pregiudicato evaso tre anni prima dal carcere di San Giovanni in Monte e in quel momento detenuto in Germania per rapina.

Il motivo della dichiarazione non è chiaro e sulle vicende che in quei giorni tempestano i carabinieri interviene Roberto Jucci, allora comandante generale dell’arma dei carabinieri, secondo il quale la scia di violenza sarebbe determinata da «espressioni isolate» di pochi militari deviati. Contemporaneamente Aldo Ricciuti, il procuratore di Ravenna titolare dell’inchiesta su Bagnara di Romagna, dichiara che «seguiamo tutte le piste, ma indagini nella nebbia» e non aggiunge nulla a quanto già non si sappia la conferenza stampa che viene convocata dai vertici locali dei carabinieri. Lo scontento tra i familiari delle vittime di Bagnara si approfondisce. Continue reading